T [modifica]

  • Tagliare la corda
Scappare.
  • Tagliare la testa al toro
Risolvere radicalmente una questione, anche a costo di scontentare o trattare ingiustamente qualcuno. Secondo il Vocabolario della lingua italiana di Zingarelli deriverebbe dalla pratica della tauromachia.
  • Tal dei tali
  • Tale (il) padre tale (il) figlio
  • Tante cose
  • Tanto gentile e tanto onesta pare
È l'incipit di un celebre sonetto di Dante, dedicato all'amata Beatrice, e raccolto poi dal poeta nella sua Vita nova. La citazione è molto diffusa, anche per l'apparente facilità della frase (anche se, come osservava il filologo Gianfranco Contini, nessuna parola di questo verso aveva per Dante lo stesso significato che ha oggi per noi).
  • Tanto rumore per nulla: vedi Molto rumore per nulla
  • Tallone d'Achille: con questa espressione si indica il punto debole di qualcosa o qualcuno. Il riferimento è al mito di Achille, che era invulnerabile in tutto il corpo, fatta eccezione per il suo tallone. Fu ucciso da una freccia scagliata in quel punto da Paride.
  • Tarpare le ali
Tarpare deriva dal francese étraper (che a sua volta deriva dal latino exstirpare). Significa spuntare le penne delle ali agli uccelli, e viene usato ormai soltanto in senso figurato: tarpare le ali a qualcuno significa togliergli le sue particolari abilità, impedendogli di progredire.
  • Tastare il polso
  • Tavola rotonda
La Table Ronde era l'ordine dei cavalieri fondato da Re Artù, di cui si narra nei romanzi cavallereschi del ciclo bretone. Costoro si ritrovavano periodicamente a York, intorno a una tavola di forma rotonda, affinché nessuno avesse una posizione privilegiata rispetto agli altri. La tavola aveva 50 posti (più uno sempre vuoto, destinato a chi avesse trovato per primo il Graal). Oggi viene chiamata tavola rotonda una riunione o una conferenza alla quale prendono parte esperti chiamati a confrontare opinioni diverse, dove (in teoria) a nessuno dei partecipanti è riservata una posizione di privilegio.
  • Te la canti e te la suoni
  • Tela di Penelope
Viene detto di qualcosa che non si conclude mai. Il riferimento è all'Odissea e alla famosa tela della moglie di Ulisse, Penelope. Ulisse, dopo dieci anni di assenza dal trono di Itaca, era dato ormai per morto, allora i Proci chiesero a Penelope di sposare uno di loro. Penelope assicurò che l'avrebbe fatto non appena avesse finito di tessere una tela, ma, mentre di giorno la tesseva, di notte la disfaceva in modo tale da ritardare all'infinito la sua ultimazione.
  • Tenere bordone
Assecondare qualcuno in un'azione o in una situazione (spesso non positiva). Il bordone è la canna più grande di uno strumento a fiato (organo o cornamusa), o la corda più spessa di uno strumento a corde: in entrambi i casi il "bordone" viene adoperato come basso continuo per accompagnare una melodia che si sta suonando su note più alte.
  • Tenere il piede in due staffe Si dice di chi non vuole schierarsi.
  • Tenere sulla corda
  • Teorema accusatorio
Viene chiamato così, in senso dispregiativo, un impianto accusatorio presentato dall'accusa in sede processuale, che non si basi su fatti realmente accertati e su prove concrete, ma soltanto su supposizioni e deduzioni.
L'espressione è di origine giornalistica e nasce probabilmente in seguito ai fatti del 7 aprile 1979, quando il sostituto procuratore Pietro Calogero fece arrestare circa 140 persone appartenenti a Potere Operaio e Autonomia Operaia (tra cui i professori universitari Luciano Ferrari Bravo, Toni Negri ed Emilio Vesce), accusati di far parte delle Brigate Rosse e di aver partecipato a vario titolo al sequestro e all'omicidio di Aldo Moro. Le accuse si sarebbero rivelate infondate.
  • Terra di nessuno
  • Terra promessa
  • Terzo incomodo
  • Tigre di carta
  • Tira e molla
  • Tirare a campare
  • Tirare gli schiaffi
Rendersi antipatico.
  • Tirare il bidone/tirare il pacco
Non presentarsi ad un appuntamento, non onorare un impegno preso.
  • Tirare il carretto
Lavorare e darsi da fare anche per gli altri.
  • Tirare i remi in barca
Descrive l'atteggiamento di chi smette di partecipare attivamente a un'impresa, "tirando i remi" come i vogatori che cessano di remare e si fanno portare dalla corrente. A volte viene usato come eufemismo per indicare il ritiro o il pensionamento di qualcuno.
  • Tirare l'acqua al proprio mulino
Argomentare indirettamente in favore dei propri interessi
  • Tirare dritto
  • Tirare la cinghia
Avere problemi economici. Un tempo (?) tirava (stringeva) la cinghia dei pantaloni chi aveva così pochi soldi da non permettersi di mangiare a sufficienza, tanto da dimagrire.
  • Tirare le cuoia
Morire.
  • Tirarsi la zappa sui piedi
Procurarsi un danno da soli. L'espressione equivale a fare autogol.
  • Tirar tardi
  • Ti tirano le pietre
Citazione dalla canzone "Pietre" del 1967, che Antoine e Gian Pieretti presentarono al Festival di Sanremo:
"Tu sei buono e ti tirano le pietre.
Sei cattivo e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
sempre pietre in faccia prenderai.
"
Il testo riprende, curiosamente, i versi di una celebre canzone di Bob Dylan, Rainy day women #12 & 35 (dall'album Blonde on Blonde, 1966):
Well, they'll stone ya when you're trying to be so good,
They'll stone ya just a-like they said they would.
They'll stone ya when you're tryin' to go home.
Then they'll stone ya when you're there all alone...
Allontanare una possibile sciagura con il rituale scaramantico di toccare ferro.
  • Togliersi il dente
Affrontare e risolvere un problema fastidioso.
  • Togliersi un sassolino dalla scarpa
Indica il potersi vendicare di un torto subito, liberandosi di un senso di fastidio.
  • Tornare a bomba
In una discussione, tornare rapidamente nel punto da cui ci si era allontanati a causa di una digressione. La parola bomba in questo caso designa il punto da cui partono i giocatori nel gioco infantile del nascondino o rimpiattino.
  • Tra l'incudine e il martello
Trovarsi tra due opzioni ugualmente pericolose. L'espressione metaforica è chiaramente derivata dall'ambiente di lavoro del fabbro.
  • Tra Scilla e Cariddi
Trovarsi tra due opzioni ugualmente pericolose. Con l'espressione si indica il rischio di sfuggire ad un pericolo per correrne un altro. Scilla e Cariddi erano i mostri leggendari che si dicevano vivessero sulle due rive opposte dello stretto di Sicilia. Lo stretto, per le forti correnti che lo interessano, era particolarmente temuto, soprattutto in passato, dai marinai.
  • Trattare a pesci in faccia
  • Traversata del deserto
Lo si dice di un'impresa o di un'attività lunga ed estenuante.
  • Troppa carne sul fuoco

Non focalizzare all'attenzione su poche cose, con il rischio di non concludere niente.
  • Troppo giusto
  • Trovare pane per i propri denti
  • Tua madre (tua sorella)
  • Tutti mi vogliono
  • Tutti pazzi per
  • Tutto sommato
  • Tutto va bene, Madama la marchesa
L'espressione deriva dal titolo della versione italiana (cantata da Nunzio Filogamo, Riccardo Massucci, Giacomo Osella e Enrico Molinari) della canzone francese Tout va très bien, Madame la Marquise (1936), interpretata da Ray Ventura e scritta da Paul Misraki, Charles Pasquier e Henri Allum.
Nella canzone, un servitore cerca di rassicurare una marchesa al telefono, mentre le comunica che il suo palazzo è andato a fuoco in seguito al suicidio del marito. Da allora l'espressione è divenuta un esempio paradossale dell'abitudine (non sempre positiva) a minimizzare i problemi. Viene di solito usata in senso ironico, nei frangenti in cui nulla in realtà sta andando bene.

U [modifica]

  • Uccel di bosco
Si dice di persona che non si fa trovare
  • Uccello del malaugurio
Persona che - volontariamente o involontariamente - provoca la sfortuna, predicandola. Una credenza popolare, sin dall'antichità, sosteneva che il canto di alcuni uccelli (l'upupa, la civetta, il gufo, l'usignolo) portasse sfortuna.
  • Ultima ruota del carro
Anche i carri agricoli avevano una ruota di scorta, da adoperare solo in casi di emergenza. Il Dizionario italiano della lingua italiana di Niccolò Tommaseo (1865) riporta l'espressione idiomatica "essere la quinta ruota del carro". Il significato delle due espressioni è analogo: l'ultima ruota è quella che non viene considerata come parte del gruppo. In senso figurato, l'"ultima ruota" è il membro del gruppo che gode di minor considerazione.
  • Umano troppo umano
Titolo di un libro di Friedrich Nietzsche
  • Un altro mondo è possibile
  • Un colpo al cerchio, uno alla botte
Affrontare una questione contraddittoria concedendo alternativamente qualcosa a una parte e qualcosa all'altra. Espressione metaforica tratta dall'arte dei bottai, che fanno le botti allineando a incastro liste di legno ricurve entro cerchi metallici.
  • Un diavolo per capello
  • Un impegno concreto
  • Un jeans e una maglietta
In maniera semplice.
  • Un piede in due scarpe
Atteggiamento tipico di colui che per convenienza o altro evitando di schierarsi apertamente ,esternando le proprie idee, cavalca due situazioni diverse, a volte anche in contrasto tra di loro.
  • Un sacco (di)
Molti, una gran quantità.
  • Un terno al lotto
Una cosa molto incerta, molto improbabile, su cui non si può fare affidamento.
  • Una volta qui era tutta campagna
Le parole di chi descrive l'espansione urbanistica che occupa le zone di periferia precedentemente agricole.
  • Una parola è poca e due sono troppe
Meglio non dire nulla
  • Una risata vi seppellirà
  • Unire l'utile al dilettevole
Fare un'azione che porta un beneficio materiale - l'utile - e fa divertire - il dilettevole.
  • Uno, cento, mille
  • Uno, nessuno e centomila
Opera teatrale di Luigi Pirandello.
Una trovata che risolve un problema in modo semplicissimo, a cui nessuno però aveva ancora pensato.
  • Uscire allo scoperto
Dal movimento delle truppe che tentano una sortita. Lo stesso termine veniva adoperato come traduzione dell'inglese outing, che è poi passato nell'uso gergale soprattutto in campo sessuale. La versione italiana mantiene invece un significato generico: assumersi i rischi della manifestazione delle proprie intenzioni.
  • Uscire dai gangheri
Perdere la pazienza, arrabbiarsi. I gangheri erano i cardini della porta.
  • Uscire dal seminato
Deviare, allontanarsi dalla linea prevista, uscire dal solco, secondo una metafora agricola che in un'epoca più antica ha dato origine a delirare (latino lirare "arare").
  • Utile idiota
Posted by 비회원
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A

È il gesto con cui i galli, prima o dopo un combattimento, riconoscono la superiorità dell'avversario. Dal mondo contadino l'espressione ci è arrivata con il senso di "calare le proprie pretese", "riconoscere la propria inferiorità".

"In grande abbondanza".

  • A bocca asciutta

Senza il bottino che si prevedeva di ottenere. Restare a bocca asciutta.

  • A bocce ferme

Come nel gioco delle bocce la distanza dal pallino e di conseguenza i punti si assegnano solo a bocce ferme appunto, in certe situazioni è bene attendere che gli eventi in corso siano terminati per procedere ad una valutazione o ad un'ulteriore azione.

  • A botta calda

Nell'immediatezza dell'accadimento.

  • A braccia aperte

In modo accogliente ed affettuoso.

  • A braccio

"Pressapoco" intendendo qualcosa misurato a braccio invece che con il metro. Simile all'espressione "a spanne". Un discorso a braccio, è un discorso non scritto, non preparato.

  • A briglia sciolta

"Senza freni". Le briglie, nel caso di un cavallo in corsa, rappresentano i freni ed i comandi in generale.

  • A buon mercato

Con poca spesa, a buon prezzo.

  • A calci nel sedere

Senza alcun riguardo.

  • A caldo

Poco dopo l'accaduto, quando se ne ha ancora viva l'emozione.

  • A colpo d'occhio

Sommariamente, a prima vista.

  • A colpo sicuro

Sapendo di non sbagliare, mossa di cui si conosce l'esito.

  • A corpo morto

Lasciare cadere il proprio corpo senza opporre alcuna resistenza.

  • Acqua cheta

L'espressione proviene da un proverbio: L'acqua cheta (chieta) scava i ponti. Si definisce acqua cheta una persona tranquilla che con costanza è in grado di eliminare ostacoli in apparenza inamovibili. L'espressione deve parte del suo successo alla commedia L'acqua cheta (1908) di Augusto Novelli.

  • Acqua e sapone

Si dice di una ragazza che non fa uso di altro cosmetico che l'igiene personale per valorizzare la propria bellezza.

  • Acqua in bocca

"Non dire niente, non parlare!" Invito esplicito e complice a non parlare di qualcosa con qualcun altro.

  • A cuore aperto

Sinceramente, senza difese o diffidenze.

  • A cuor leggero

Superficialmente, senza pensare alle conseguenze.

  • A denti stretti

Nelle espressioni «una risata a denti stretti», «ridere a denti stretti», detto del ridere procurato da qualcosa che comunque produce anche una certa amarezza e quindi non permette di godere pienamente dell'aspetto ironico.

  • A destra e a manca

Ovunque, dappertutto.

  • A destra e a sinistra

Di qua e di là, un po' ovunque, dappertutto. Non bisogna andarlo a dire a destra e a sinistra

  • A Dio piacendo
  • Ad ogni morte di Papa

"Molto raramente". La morte di un Papa è considerata un evento relativamente raro. Ad esempio: In Sicilia nevica ad ogni morte di Papa; in Sicilia nevica molto raramente.

  • A doppio taglio
  • A effetto
  • A farla corta
  • A fior d'acqua

Molto vicino alla superficie dell'acqua. Il "fiore" è la parte più sottile e aerea della pianta, metafora di ciò che è più alto e più fine (p.es. il fior di latte, il fior fiore "la parte migliore").

  • A fior di pelle

Molto vicino alla superficie della pelle, epidermico. Un'impressione a fior di pelle "Un'impressione immediata, istintiva, epidermica". Avere i nervi a fior di pelle "Essere molto sensibili, suscettibili".

  • Affilare le armi

Prepararsi ad uno scontro.

  • A fondo perduto

Senza dover restituire l'investimento iniziale

  • A forza di

Mediante l'uso ripetuto di

  • A freddo

A distanza di tempo, quando gli animi si sono calmati

  • A frotte

"In gruppi" quindi "abbondantemente". Detto originariamente di persone. I bambini escono di scuola a frotte.

  • Agli sgoccioli

Vicino al termine, agli ultimi istanti, alle ultime risorse

  • A gogò

"in grandi quantità, a profusione". Dal francese à gogo, attraverso l'inglese a go-go.

  • A iosa

"In grande abbondanza". Secondo il Vocabolario Etimologico di Pianigiani da "chiosa", moneta di gran circolazione e di scarso valore. Secondo L'Etimologico DELI di Cortelazzo l'origine è invece ignota. In alcune parti del Nord Italia si usa, in alternativa, l'espressione "a ioia".

  • Ai posteri l'ardua sentenza

Su certi argomenti, oggi troppo controversi, toccherà ai posteri pronunciarsi. La frase celebre è tratta da due versi del Cinque Maggio, il componimento poetico più celebre di Alessandro Manzoni. Il giudizio che Manzoni rimanda ai posteri è quello sulla vita di Napoleone Bonaparte: Fu vera gloria?

  • Ai tempi in cui Berta filava

Ai tempi antichi. La Berta in questione è Berta la Pia, la beata moglie di Pipino il Breve e madre di Carlo Magno, patrona delle filatrici.

  • Al di là del bene e del male

L'omonima opera di Friedrich Nietzsche (1886) era una requisitoria contro i sistemi filosofici dominanti. L'omonimo film di Liliana Cavani (1977) era a sua volta ispirato alla tormentata biografia di Nietzsche. Oggi a volte si definisce al di là del bene e del male un'opera d'ingegno (libro, film, opera d'arte, ecc. ), talmente bella (o brutta) da meritare una categoria a sé, fuori dai canoni artistici codificati; oppure un personaggio pubblico talmente celebre da far "saltare" le abituali convenzioni morali (Xxx è ormai al di là del bene e del male, etc).

  • Al di sopra di ogni sospetto

Insospettabile

  • Alla bell'e meglio

In maniera approssimativa.

  • Alla buona

Senza particolare puntiglio o precisione.

  • Alla buon'ora

Con ampio ritardo, in senso ironico.

  • Alla bersagliera
  • Alla carlona

Significa "alla buona", "senza pretese", "senza cura". Il "re Carlone" dei poemi cavallereschi è in realtà Carlo Magno, che anche dopo l'incoronazione a Sacro Romano Imperatore non rinunciò mai alle sue abitudini e ai suoi abiti un po' grossolani. Il modo di dire è attestato nella letteratura italiana sin dal 1400 (ad esempio, in Pietro Aretino).

  • Allacciate le cinture (di sicurezza)

È l'invito comune a tutte le hostess e gli steward del mondo, prima del decollo e dell'atterraggio. Come l'inglese fasten your seat belts, anche allacciate le cinture viene a volte usato fuori dal contesto, per avvertire gli interlocutori che si sta per entrare in una fase critica della discussione, o in una situazione pericolosa.

Questo uso ironico di fasten your seat belts risale almeno al celebre film Eva contro Eva (1951).

  • All'acqua di rose

"Eccessivamente diluito, di debole effetto" (ad es.: Un farmaco all'acqua di rose). Un farmaco blando o che non ha sortito l'effetto desiderato.

  • Alla fine della fiera

Alla resa dei conti.

  • Alla fine della giostra

Alla resa dei conti.

  • Alla garibaldina

Compiere un'azione alla garibaldina significa intraprenderla senza troppi preliminari, improvvisando e affidandosi alla buona sorte. L'espressione è un chiaro riferimento ai metodi di combattimento usati da Giuseppe Garibaldi, e in particolare alla Spedizione dei Mille.

  • Alla grande

Magnificamente.

  • All'americana

Si dice di cosa fatta in grande stile, oppure in un modo inusuale o con gusto grossolano.

  • All'arma bianca

Nelle battaglie campali era l'ordine impartito ai soldati per continuare a combattere con le spade o le baionette una volta che avevano terminato le munizioni dei loro fucili. Le armi da taglio o da punta (pugnali, spade, baionette), sono dette armi bianche. È un calco (medieval!e?) dal germanico blanch (tedesco moderno blank), che significava anche "splendente": si tratta di armi metalliche, che quindi scintillano al sole.

A volte l'espressione viene usata, con una sfumatura vagamente parodica, per indicare uno scontro dialettico molto acceso tra due persone: una variante altrettanto diffusa è alla baionetta.

  • alla più non posso

Indica una quantità enorme.

Viene così definita la modalità di dividere una spesa in parti uguali fra tutti i partecipanti, senza tener conto dell'effettiva fruizione di ciascuno di loro.

  • A palla

Al massimo delle capacità, tipico del centro Italia.

  • Alle perse

Quando tutto è perduto, come ultima opzione.

  • Alle prime armi

Si dice di persona con poca esperienza. Probabilmente deriva dall'ambiente militare.

  • All'italiana

In modo poco rigoroso, o secondo lo stile italiano (per altre accezioni).

  • Alti papaveri

Persone import!anti, generalmente in ambito militare o politico.

  • Altro giro altra corsa

Indica in modo ironico una ripetitività quasi ossessiva di una certa azione. Deriva dall'espressione usata dai giostrai nei luna park.

  • Alzare i tacchi

Andarsene.

Forma frequente e discussa della lingua italiana.

  • A memoria d'uomo

A quanto si ricorda, da sempre.

  • Amico del giaguaro

Amico del tuo nemico.

  • Ammazzare il tempo

Trovare espedienti per passare il tempo, in un modo o nell'altro.

  • Ammazzarsi di fatica

Faticare fino allo stremo delle proprie forze.

  • Ammazzarsi di lavoro

Lavorare fino allo stremo delle proprie forze.

  • Ammesso e non concesso

Supposto, per il momento, che le cose stiano così, pur senza riconoscerlo in via definitiva.

La frase significa "autoumiliarsi, ammettere di avere sbagliato". A Canossa, nell'inverno del 1077, l'imperatore Enrico IV attese per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, di essere ricevuto e perdonato dal Papa Gregorio VII. Ma il conflitto tra i due (la lotta per le investiture) era destinato a riaprirsi di lì a poco.

  • Andare a dama

Arrivare all'obiettivo prefissato.

  • Andare a fagiolo / cascare a fagiolo

Capitare a proposito, al posto e al momento giusto.

  • Andare a farsi benedire

Dicesi di una cosa che va letteralmente a rotoli, che non ha più il suo ruolo.

  • Andare a gonfie vele

L'espressione marinaresca, che significa "navigare sfruttando tutte la forza del vento", è passata nell'italiano colloquiale, dove viene adoperata per descrivere una situazione in cui tutto sta andando per il meglio.

La locuzione deriva forse dall'analoga espressione latina pleno velo, usata per esempio da Publio Virgilio Marone nell'Eneide (libro I verso 401).

Di significato simile sono frasi come: andare a vele spiegate, con il vento il poppa.

  • Andare a letto con le galline

Le galline, come molti animali diurni, seguono il sole. Andare a letto con le galline significa dunque letteralmente andare a letto al tramonto, per estensione andare a letto molto presto.

  • Andare al massimo

Andare molto veloce. Utilizzato in campo motociclistico per indicare il raggiungimento della massima escursione della manetta del gas.

  • Andare a pennello

"Star bene indosso". Di abiti e qualunque oggetto adoperabile a proprio uso.

  • Andare a quel paese

Si manda "a quel paese" una persona che ci ha fatto arrabbiare. L'invito ad allontanarsi è un eufemismo, che sostituisce espressioni più forti come Andare al diavolo, all'inferno o più volgari come Andare a fare in culo. È una canzone celebre di Alberto Sordi.

  • Andare a ramengo

Significa perdersi, fallire nei propri scopi. Deriva verosimilmente dalla forma poetica "andare ramingo" (solo, senza una meta, allontanato da tutti, povero e disperato) ereditata probabilmente dall'italiano volgare dell'alto medioevo.

  • Andare a zonzo

Non si conosce esattamente l'origine etimologica della parola "zonzo", che alcuni vorrebbero derivata dal suono che emettono le mosche durante il loro volo notoriamente irregolare ed imprevedibile. Dovrebbe quindi essere solo una forma onomatopeica. In ogni caso, ha il significato di "girare senza meta", anche solo per divertimento.

  • Andare controcorrente

Essere anticonformisti e diversi dalla massa.

  • Andare in bianco

Significa non raggiungere lo scopo, non ottenere quanto sperato.

Un pescatore che torna a casa senza pesci "è andato in bianco".

Un giovanotto che sperava di conquistare una ragazza, ma non conclude nulla ... è "andato in bianco".

  • Andare in rosso

Significa "rimanere senza soldi, sforare il budget". Il "rosso" è un chiaro riferimento al conto bancario. Similare "Essere al verde".

  • Andare in tilt

Andare in tilt significa andare in confusione ed è una frase fatta nata in tempi relativamente recenti, quando cominciarono ad apparire in Italia i flipper. Questi antenati dei videogiochi venivano sollecitati con spinte nel tentativo di dare alla biglia un percorso diverso, ma reagivano a un eccesso di sollecitazioni andando appunto in tilt, ovvero non rispondendo più ai comandi e provocando la perdita della partita.

  • Andare (finire) in vacca

SI dice di qualcosa che va a finire male (sinonimo di andare a puttane).

  • Andare nel pallone

Restare confusi dalle troppe sollecitazioni (tali che hanno un pallone da calcio).

  • Andare per il sottile

Usata come negazione, che non va tanto delicatamente alla questione, ma ci arriva in modo crudo e schietto.

  • Andare per la maggiore

Essere alla moda.

  • Andarsene alla chetichella

Andarsene di nascosto, senza far rumore.

  • Animale da palcoscenico

Lo si dice di un cantante o di un attore estremamente a suo agio ed espressivo sul palcoscenico.

All'incirca, più o meno.

  • A ogni pié sospinto

Dappertutto, in ogni dove.

  • A onor del vero

In realtà.

Di comodo reperimento, velocemente raggiungibile.

  • Appendere (le scarpe) al chiodo

L'espressione, usata spesso in ambito sportivo, significa "ritirarsi dall'attività agonistica". Può essere anche estesa al membro di una qualsiasi categoria professionale che decida di ritirarsi. Le "scarpe" in questi casi sono sostiuite da un analogo "ferro del mestiere"; ad esempio, un ciclista appenderà la bicicletta al chiodo; un pattinatore appenderà i pattini; ecc. ecc..

Si dice di una persona irresponsabile, che facendo uso di strumenti o sistemi che non sa maneggiare, rischia di causare danni irreversibili.

  • Apriti Sesamo

La frase è una esclamazione divenuta proverbiale tratta dalla fiaba Alì Babà e i 40 ladroni, tratta dalla raccolta di fiabe orientali Le mille e una notte, con la quale riusciva ad aprire una caverna coperta da un masso accedendo così ad un favoloso tesoro. La frase è stata poi usata con significato esteso per indicare cose nascoste a cui si può accedere in modo magico.

  • A quattro ruote motrici

Si usa per indicare un modo di agire incredibilmente potente. È utilizzato soprattutto in espressioni denigratorie. Esempio: cretino a quattro ruote motrici!

  • A quattro ganasce
  • A quattro palmenti

Si usa per indicare un modo di mangiare veloce e ingordo, sinonimo di abbuffarsi. "Palmento" è un sinonimo di "macina", come quelle usate nei mulini. Quindi triturare in grande quantità, come quattro macine.

  • A ragion veduta

Locuzione avverbiale. "Dopo averne conosciute le ragioni" quindi "oculatamente, opportunamente".

  • Argento vivo

L'argento vivo è il mercurio, che ha il colore uguale all'argento, ma è liquido. Si dice di persone che hanno una vitalità eccezionale: "Ha l'argento vivo addosso!"

  • Aria fritta

Lo si dice di un'idea, un progetto, un discorso, inconcludente, evanescente, privo di sostanza e fondamento.

  • Armata Brancaleone

Un'accozzaglia eterogenea di persone. L'espressione ha origine con l'omonimo film di Mario Monicelli (1966).

  • Armiamoci e partite

La frase, una chiara parodia dello stile militaresco e in particolare mussoliniano, è pronunciata forse la prima volta da Totò nel film Totò contro Maciste (1962). Nel 1971 è il titolo di un film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

  • A rotta di collo

Riferito quasi sempre ad una corsa, anche in senso metaforico, magari lungo un pendìo, di un un soggetto talmente veloce da rischiare di rompersi il collo in caso di caduta. "Rotta" è una forma antica ricavata direttamente dal participio passato di rompere.

  • Arrampicarsi sugli specchi

"Sforzarsi invano di argomentare l'impossibile". Gli specchi, essendo molto lisci, non lasciano nessun appiglio.

  • Arriva la cavalleria

Simile all'espressione arrivano i nostri.

  • Arrivano i nostri

Si dice solitamente quando arriva qualcuno in soccorso di chi è in difficoltà. La frase ha origine dai film western.

  • A sbrega (a sbreghe balòn - frl.)

in grande abbondanza

  • Ascesa e caduta

Simile all'espressione "vita morte e miracoli".

L'espressione fa riferimento allo storico asilo milanese (vedi articolo)

  • Aspetta e spera

Faccetta Nera / Bell'abissina / Aspetta e spera / Che già l'ora s'avvicina! / Quando staremo / Vicino a te / Noi ti daremo / Un'altra legge e un altro re!.

La più conosciuta canzonetta coloniale del regime fascista (scritta nel 1935 da Renato Micheli) ha dato vita a un'espressione che conserva ben poco del suo significato originario. Equivale al più usato campa cavallo.

  • A spron battuto

Letteralmente "Pungolando ripetutamente con lo sperone". Quindi "Forzando l'andatura, a tutt'andare"

  • Assalto alla diligenza

Muoversi per compiere il preponderato obiettivo. Trae origine dai film western.

  • Assolutamente no (assolutamente sì)

Frase che rimarca in modo perentorio una risposta negativa (o positiva).

  • Asso nella manica

Avere una soluzione vincente ancora non svelata am soprattutto inaspettata. L'asso, infatti, in parecchi giochi di carte è la carta con il maggior valore.

  • A stecchetto

"Con poco cibo, a dieta". Mi ha lasciato a stecchetto "Mi ha offerto un magro pasto".

  • Astratti furori

Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi sono messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Il celebre incipit del romanzo Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini ha dato vita a una formula molto usata nella lingua italiana. Essere in preda ad astratti furori può significare perdersi in ragionamenti eccessivamente complessi; oppure (secondo un'interpretazione più prossima a quella del testo di Vittorini), ripiegarsi in una contemplazione indignata dei problemi concreti della società, senza individuare un modo per risolverli.

  • Attaccare bottone

Incominciare in modo improvvisato una conversazione con una persona sconosciuta, spesso usata per indicare l'uomo che ci prova con una donna.

  • Attaccarsi al tram

L'espressione trova la sua origine in una vecchia abitudine dei passeggeri ritardatari, che si aggrappavano alle strutture esterne del tram per non perderlo.

Oggi l'espressione è utilizzata in senso figurato per indicare la situazione di chi si vede costretto a rinunciare a un obiettivo, per non aver fatto il possibile per raggiungerlo in tempo (per esempio, chi è arrivato tardi ad un impegno ed è costretto a rinunciarvi o perdere il proprio turno).

  • Attrazione fatale

Un rapporto sentimentale - di norma extraconiugale - vissuto con intensità tale da risultare morboso, viene spesso definito nel lessico giornalistico attrazione fatale. Il riferimento è a un film di successo del 1988, Fatal Attraction (Attrazione fatale nella versione italiana), girato da Adrian Lyne e interpretato da Michael Douglas e Glenn Close.

  • A tutta birra

"A tutta velocità". Deriva probabilmente da una traduzione errata dell'espressione francese à toute bride ("a tutta briglia").

  • A tutti i costi

Superando qualsiasi ostacolo si possa presentare.

  • A tutto gas

Variante (più corretta) di a tutta birra.

  • A tutto spiano

Senza limiti di sorta.

  • A ufo
  • A un palmo di naso

"Vicinissimo". Ad un palmo di mano dal proprio naso. Da non confondere con la simile espressione con un palmo di naso.

  • A un tiro di schioppo

Vicinissimo, come la distanza di un colpo di fucile (schioppo).

  • Avanti popolo

Attacco della canzone comunista Bandiera Rossa: Avanti popolo / alla riscossa / bandiera rossa / trionferà!

  • Avanti tutta

Locuzione marinaresca, che significa letteralmente "viaggiare dando ai motori della nave (o barca, motoscafo, etc. ) la potenza massima, per andare il più veloce possibile". Si adopera per chiedere a chi ci ascolta di impegnarsi al massimo e nel minor tempo possibile.

  • Avere il cuore in gola

"Essere tanto emozionati da non riuscire a parlare"

  • Avere il dente avvelenato

Essere infuriati.

  • Avere i numeri (dei numeri)

"Essere in grado di fare una determinata cosa" oppure "essere la persona giusta".

  • Avere il pelo sullo stomaco

Essere freddi e cinici.

  • Avere la coda di paglia

"Sapere di aver sbagliato". L'espressione è derivata da un proverbio: "chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco". Una persona con "la coda di paglia" si aggira tra gli altri con sospetto, per il timore che qualcuno noti le sue colpe o i suoi difetti.

  • Avere la sindrome del genio incompreso

Reputare di non essere capiti appieno dal prossimo a causa della propria presunta grande intelligenza o a causa della presunta inferiorità degli altri.

  • Avere l'acquolina in bocca

Letteralmente si riferisce alla salivazione che in modo spesso incontrollabile si scatenata alla vista o al pensiero di un cibo particolarmente goloso (Riflesso di Pavlov). Viene utilizzata ad indicare quelle situazioni che attirano la nostra attenzione in quanto offrono la prospettiva di un semplice, immediato e positivo beneficio.

  • Avere le carte in regola

Avere tutti i documenti richiesti; per estensione: tutto ciò che normalmente occorre.

  • Avere le mani bucate

Essere uno spendaccione.

  • Avere un groppo in gola

Non riuscire a parlare per l'emozione.

  • Avere voce in capitolo

Avere l'autorevolezza per poter parlare in proposito di un certo argomento. Il capitolo in questione è in realtà un calco del latino capitolum, "collegio" o "consiglio".

  • Avremmo potuto stupirvi con effetti speciali

Citazione di uno spot pubblicitario italiano dei televisori Telefunken (1981), penetrato in modo impressionante nella memoria collettiva. L'espressione viene usata di solito (con intenti parodici) per affermare la propria genuinità: non c'è bisogno di "stupirvi con effetti speciali", perché il nostro lavoro concreto parla per noi. Può essere usata anche per schernire qualcuno di qualche opera/lavoro da lui eseguita.

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B

  • Baciamo le mani
Modo di dire tipico del Sud d'Italia, e in particolare della Sicilia. Risale all'epoca in cui, in segno di rispetto e sottomissione, si baciava effettivamente la mano di chi fosse considerato dalla comunità un personaggio potente, sia economicamente che politicamente. Col tempo si è smesso di baciare realmente la mano, ma la frase è entrata nell'uso comune, come segno di riverenza e rispetto. Può anche assumere un significato ironico, per parodiare il comportamento un po' troppo altezzoso di qualcuno.
  • Bagnato come un pulcino
Completamente bagnato, zuppo, come un pulcino uscito dall'uovo appena schiuso.
  • Banalità del male
Nel 1963 la studiosa tedesco-americana Hannah Arendt pubblicò le sue cronache del processo al criminale nazista Adolf Eichmann col titolo Eichmann in Jerusalem - A Report on the Banality of Evil ("Eichmann a Gerusalemme: rapporto sulla banalità del male"). La scelta dell'editore italiano di intitolarne la traduzione La banalità del male contribuirà al successo di quest'espressione nel lessico giornalistico, politico e scientifico. Per la Arendt il male "può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare alla radice, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua "banalità"... solo il bene ha profondità e può essere integrale".
  • Bando alle ciance
Le ciance sono (nel vernacolo toscano) le chiacchiere futili e vane, da cui "andiamo a fare quattro ciance". Per cui "bando alle ciance" può avere il significato "basta con le parole" (e magari passiamo ai fatti).
Ma ciance significa anche frottole, stupidaggini, fandonie per cui il significato potrebbe essere "basta con le frottole!"
Chi prende gusto ad opporsi all'opinione altrui, dicendo o facendo il contrario
  • Bastone tra le ruote
un ostacolo molto fastidioso
  • Battere cassa
Esigere il pagamento
  • Battere in ritirata
Ritirarsi frettolosamente
  • Batti e ribatti
Sostantivo. "Discussione serrata". Tra i due era un batti e ribatti di accuse e controaccuse
  • Bava di vento
Vento leggerissimo e continuo, di forza inferiore alla brezza, secondo la Scala di Beaufort.
  • Becco di un quattrino
Vedi Il becco di un quattrino.
  • Bei tempi andati
I tempi che furono.
  • Bello/a come il sole
Bellissimo/a.
  • Bello/a e impossibile
Questa frase indica generalmente una persona (uomo o donna) molto bella e affascinante che viene ritenuta molto difficile da conquistare in senso amoroso. L'espressione trae origine dalla canzone Bello e impossibile, cantata dalla cantante senese Gianna Nannini e scritta nel 1986 che parla della forte attrazione di una donna per un uomo mediterraneo dagli occhi neri.
  • Bisbetica domata
Così viene a volte chiamata una donna dal carattere difficile, che in seguito è stato addolcito dagli eventi. L'espressione è ripresa dal titolo italiano di una commedia di Shakespeare, The Taming of the Shrew (1594).
Inattesto slancio di vivacità.
  • Botta e risposta
Serrato scambio di battute.
  • Botte da orbi
Frase tipicamente toscana che sta a significare picchiarsi menando colpi selvaggiamente e furiosamente. Gli "orbi" stanno a significare i ciechi che, non potendo vedere, menano quindi botte e colpi a casaccio.
  • Braccia rubate all'agricoltura
Motto ironico con cui si apostrofa una persona che svolge un lavoro intellettuale senza sembrarne all'altezza.
  • Braccino corto
Motto ironico con cui si apostrofa una persona avara.
  • Brutto anatroccolo
Il brutto anatroccolo della celebre fiaba omonima di Hans Christian Andersen (nell'originale danese grimme ælling) è in realtà un piccolo cigno, il cui uovo è finito in un nido di anatre: la sua bellezza si rivelerà soltanto nella maturità. Con questa fiaba, Andersen ha creato una potente metafora dell'adolescenza: l'espressione "brutto anatroccolo" è rimasta nella lingua italiana ad indicare una persona apparentemente sgraziata, ma dotato di potenzialità ancora inespresse.
  • Brutto come la fame
Terribilmente brutto.
  • Brutto, sporco e cattivo
Espressione mutuata dalla lingua lombarda "picínin, brüt e catif", di analogo significato. Usata originariamente per indicare quei bambini che non avevano alcun pregio, al punto da essere mingherlini ("picínin"), pestiferi ("catif") e di spiacevole aspetto ("brüt"), è divenuta in seguito una locuzione per indicare, anche ironicamente, persone prive di qualità.
In italiano è più diffusa la variante Brutti, sporchi e cattivi, adoperata come titolo di un film di Ettore Scola con Nino Manfredi (1975).
  • Buonanotte ai suonatori
  • Buonanotte al secchio
"Lasciamo perdere, non c'è niente da fare". Espressione idiomatica di origine romanesca: probabilmente allude a un aneddoto di cui si è persa ogni altra traccia (il "secchio" potrebbe essere quello di un pozzo, sprofondato nell'oscurità per la rottura della catena).
  • Buono come il pane
Indiscutibilmente buono.
  • Buttarla in caciara
Espressione romanesca. "Volgere in confusione una conversazione a sé sfavorevole".
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D [modifica]
  • Da che mondo è mondo
Da quando esiste il mondo. Da sempre.
  • Dai e dai
Espressione usata per esprimere che, ripetendo qualcosa più volte, alla fine potrebbe succedere qualcosa (di bello/brutto). La ripetizione della parola dai sottolinea proprio il ripetersi di una certa azione nel tempo. Esempi: "Dai e dai si rompe" (riferito a qualche azione che ha a che fare con un oggetto e che potrebbe romperlo se viene ripetuta a lungo), "Dai e dai ce l'ha fatta" (per indicare che qualcuno è riuscito a fare qualcosa in più tentativi).
  • Dalla padella alla brace
L'espressione significa "di male in peggio", e viene usata per descrivere o commentare la situazione in cui viene proposto un rimedio peggiore del male. Deriva da un antico racconto tradizionale: una tinca invitò le sue compagne a saltare dalla padella: in questo modo si salvarono dall'olio bollente solo per morire nella brace. Modi di dire analoghi erano diffusi già presso i latini, che dicevano (ad esempio) fumum fugere in ignem (sfuggire il fumo per trovarsi nel fuoco) o cinerem evitare in prunas (evitare la cenere e trovarsi tra i carboni ardenti).
  • Dalle stelle alle stalle
Dalla somma fortuna all'infima disgrazia. Espressione suggerita dalla paronomasia.
  • Dammi un cinque
Diffuso anche con l'equivalente inglese Give me five (o Gimme five), è un'espressione con cui qualcuno chiede al suo interlocutore di battere tra loro le rispettive mani destre, a palmo aperto, producendo un rumore secco.
Si tratta di un tipo di gestualità tipicamente statunitense, che prese piede in Italia negli anni ottanta, forse attraverso le trasmissioni delle partite di basket NBA che ebbero una certa popolarità tra i più giovani. A diffondere ulteriormente l'espressione fu Jovanotti, con uno dei suoi primi successi, Gimme five.
Il gesto indica intesa e amicizia tra le due persone, ma è anche usato per sottolineare l'esito positivo di un gesto o un evento, una sorta di "Complimenti!". Cinque si riferisce naturalmente alle dita della mano.
Varianti: Gimme five, Dammi il cinque.
  • Da quale pulpito (viene la predica)
Espressione ironica che sottolinea che chi "predica" è il primo a non fare di fatto ciò che dice. Il pulpito è la postazione, ancora presente in molte chiese, sulla quale saliva il sacerdote per farsi meglio ascoltare durante la predica e posto in genere al centro della navata. Attualmente tale struttura è raramente utilizzata, anche grazie ai moderni sistemi di amplificazione che consentono al sacerdote di essere udito chiaramente anche dall'altare.
  • Darci dentro
Impegnarsi a fondo in un'attività.
  • Dare adito a
Letteralmente "concedere spazio", quindi "permettere" ed anche "suscitare". Potrebbe dare adito a dubbi "Potrebbe lasciare spazio per dei dubbi". Ha dato adito a contestazioni "ha suscitato contestazioni".
  • Dare aria ai denti
Parlare tanto per parlare, inutilmente, letteralmente aprire la bocca solo per rinfrescare i denti con l'aria.
  • Dare i numeri
Sragionare, dir cose insensate, delirare. Chi ascolta può tradurre le frasi insensate in numeri attraverso la smorfia e giocarseli al lotto.
  • Dare per scontato
Considerare ovvio, evidente, assodato.
  • Darsela a gambe
Scappare
Dedicarsi a qualsiasi altra cosa, che non sia quella in cui è impegnato. Esortazione ironica volta a sottolineare l'incapacità di qualcuno.
  • Darsi da fare
Impegnarsi a fondo in un'attività.
  • Darsi delle arie
Darsi un'eccessiva import!anza; attribuirsi un valore o delle capacità illusorie. Il temine "aria" è adoperato nel significato figurato di "apparenza", "aspetto", ecc.
Espressione del lessico giovanile già diffusa negli anni ottanta, in seguito rilanciata dal cantante Jovanotti, con la canzone "Muoviti Muoviti" del 1991, con il significato "eccezionale".
  • Della serie
Espressione utilizzata all'inizio di frase per descrivere una frase e/o un avvenimento collocandolo dentro una "serie" appunto. Es: A:Guardalo! Prima lo picchia e poi scappa!

B:Della serie "tira il sasso e nasconde la mano"
  • Di facili costumi
Lo si dice di una donna non molto fedele.
  • Di nicchia
  • Di buzzo buono
Di buono spirito, avendo voglia di lavorare, alacremente.
  • Dio lo vuole
È la traduzione italiana del motto latino Deus vult, che il Papa Urbano II avrebbe pronunciato il 27 novembre 1095 sulla piazza della cattedrale di Clermont-Ferrand (Francia), lanciando la prima crociata, "voluta" appunto da Dio.
La frase oggi viene usata soprattutto in senso parodico, per ironizzare l'atteggiamento di chi ritiene di avere Dio dalla sua parte.
  • Dio patria famiglia
La formula, di origine nazionalista, venne adottata come slogan dal fascismo durante la conquista del potere da parte di Mussolini.
  • Discesa in campo
Espressione metaforica, ispirata al gergo calcistico, con cui Silvio Berlusconi diede inizio alla sua avventura politica nel 1994. Emblema della deriva populistica da lui inaugurata.
  • Di ogni erba un fascio (di tutta l'erba un fascio)
Letteralmente, significa raccogliere tutte le specie di erbe in un solo fascio, senza distinguerle. In senso metaforico, descrive e stigmatizza l'atteggiamento di chi in una disputa o in una conversazione raggruppa tutti i suoi oppositori in un unico insieme confuso e indistinto. L'espressione (di chiara origine contadina) era già attestata da B. Varchi nella sua Grammatica (1807).
  • (Di') qualcosa di sinistra
Citazione dal film di Nanni Moretti Aprile (1998). Il protagonista (lo stesso Moretti), assistendo a un dibattito televisivo tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema, rimprovera quest'ultimo con queste parole:
D'Alema dì qualcosa di sinistra, D'Alema dì qualcosa di civiltà, D'Alema dì qualcosa.
L'espressione è divenuta proverbiale nel lessico politico e giornalistico. Essa sintetizza l'abitudine di molti personaggi politici del centrosinistra italiano a presentarsi come leader moderati e rassicuranti, rischiando però in questo modo di non essere più riconosciuti come esponenti della sinistra vera e propria. Dal nome del film ("Aprile") ha preso il nome anche una corrente interna del partito dei Democratici di Sinistra.
  • Di un certo spessore
Dotato di profondità, non superficiale.
  • Domani è un altro giorno
Citazione dal popolare film Via col vento del 1939: è la battuta finale del film, pronunciata dall'indomita protagonista Rossella O'Hara, interpretata da Vivien Leigh ("Domani è un altro giorno, e si vedrà"). È passata nell'uso comune nel senso di "intanto facciamo così, poi si vedrà", equivalente al francese "que sera sera".
In molti giochi di carte il due di picche è una carta dal valore praticamente nullo. Prendere il due di picche da qualcuno quasi sempre significa ricevere un rifiuto a una proposta di carattere sentimentale.
  • Due piedi in una scarpa
  • Due piedi in una staffa
  • Dura da mandare giù
Difficile da accettare.

E [modifica]

  • E compagnia bella
Il modo di dire, una variante più colorita dell'espressione "eccetera", ebbe successo soprattutto nel secondo dopoguerra, per l'uso che ne fece Adriana Motti nella sua fortunata traduzione di Catcher in the Rye ("Il giovane Holden"). Nel testo originale di J. D. Salinger, l'espressione "...and all" era estremamente frequente: per evitare le ripetizioni, che avrebbero infastidito i lettori della versione italiane, la Motti ricorse a una lunga serie di perifrasi, tra cui "e tutto quanto", "eccetera eccetera", "e quel che segue", "e via discorrendo" e, appunto "e compagnia bella". In un'intervista ([1]), la Motti afferma di avere ripreso questa e altre espressioni dai suoi nipoti.
Titolo dei una poesia e di una raccolta di versi di Salvatore Quasimodo del 1942, capolavoro dell'ermetismo italiano. Universalmente adoperata come citazione colta (anche in senso parodico), con lo stesso significato di "Il tempo fugge".
qualcuno si diverte, sprecando risorse che alla fine toccherà a me pagare. Un'espressione colloquiale molto diffusa, affine nel significato a Paga Pantalone.
  • E la luce fu
Citazione dalle primissime righe della Bibbia:
Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. (Genesi, 1,3).
  • Elogio sperticato
Elogio eccessivo, paradossale. La pertica era un'antica unità di misura dei terreni.
  • Eminenza grigia
Con il soprannome di Éminence grise (eminenza grigia in francese) divenne celebre il frate François-Joseph Le Clerc du Tremblay (1577-1638 di Lencloître), segretario del cardinale Richelieu. I contemporanei lo consideravano una delle "menti" del governo di Richelieu, malgrado non rivestisse una carica ufficiale e conducesse una vita ritirata.
In un primo momento l'appellativo veniva usato per distinguere il frate dall' eminenza rossa, ovvero lo stesso Richelieu, che vestiva il manto dei cardinali. In seguito nell'uso popolare l'espressione eminenza grigia è stata associata al cardinale stesso.
In generale l' eminenza grigia è una personalità molto potente e poco visibile, che aiuta persone import!anti a prendere decisioni o addirittura "trama nell'ombra".
Il detto, diffuso almeno dagli anni cinquanta, è il calco dell'inglese It's a dirty job, but someone's got to do it.
  • È vivo e lotta insieme a noi
Si tratta di uno slogan tipico dei cortei politici, di solito di matrice di estrema sinistra, che viene adoperato per rivendicare la memoria di un defunto. Divenne popolare verso la fine degli anni settanta, soprattutto alla morte dello studente Francesco Lorusso, colpito dalla polizia durante una carica a un corteo a Bologna. È tornato tristemente in auge nel 2001 in seguito alla morte di Carlo Giuliani.
  • Essere a casa di Dio
Lo si dice di una località molto lontana.
  • Essere alla frutta
Essere arrivati alla fine della propria esistenza, o delle proprie forze, o delle proprie speranze, o simili. Allude alla frutta come portata finale del pasto.
Rimanere senza un soldo.
  • Essere duro da grattare
Espressione giovanile gergale che indica l'essere molto ubriaco. Usata molto in Emilia Romagna. Duro da grattare è la similitudine con il formaggio parmigiano reggiano che quando molto duro è adatto ad essere grattugiato sulla pastasciutta.
  • Essere d'uopo
Essere necessario, opportuno.
  • Essere in procinto di
Forma figurata derivata verosimilmente dal latino procintum.
Questa espressione era composta da pro- (preposizione che significava "davanti") e dal sostantivo cintum, derivato dal verbo "cingere" e che sottintendeva la parola "arma", cioè le armi.
Il senso che se ne ottiene è: "davanti, con le armi in pugno". Quindi l'espressione indicava un esercito pronto all'attacco. Oggi ha assunto il significato di "apprestarsi a compiere un azione entro brevissimo tempo".
Essere una persona estremamente buona. Vedi anche "Buono come il pane".
  • Essere un pezzo di ghiaccio
Rimanere impassibile di fronte a un evento che commuove.
  • Età della pietra
Lungo periodo della preistoria umana, suddiviso tradizionalmente in paleolitico o "della pietra antica", mesolitico "della pietra media" e neolitico "della pietra nuova".
  • Età delle caverne
L'epoca in cui gli uomini vivevano ancora nelle grotte. A volte viene usata in senso parodistico, per alludere a un'epoca molto remota.
Età mitica delle origini, in cui l'uomo viveva felice, in armonia con sé stesso e con la natura. Il concetto e l'espressione appartengono alla tradizione classica greco-latina, dove questa Età coincideva con il regno di Saturno, padre del padre degli dei in carica, Giove.
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F
   Faccia di bronzo
Una statua di bronzo non può ovviamente cambiare espressione. Ma la locuzione faccia di bronzo non viene adoperata per tutte le persone imperturbabili, bensì soltanto per quelle che riescono a rimanere impassibili nelle situazioni più imbarazzanti, senza arrossire quando vengono pubblicamente offese o sbugiardate. Col significato di "audacia svergognata", la locuzione è attestata già da Niccolò Tommaseo nel suo Dizionario (1865).
Varianti: Faccia tosta, faccia come il culo.
  • Facile come bere un bicchier d'acqua
Metafora che indica come una certa azione sia (oppure si ritenga) facilissima.
  • Fare buon viso a cattivo gioco
Avere un atteggiamento positivo anche in una situazione sfavorevole, ad esempio per non dare soddisfazione ad un antagonista che vuole mettere il soggetto in difficoltà.
  • Fare faville
Avere successo, essere particolarmente bravi in una attività.
  • Fare del cinema
Mettersi in evidenza in maniera esagerata.
  • Fare filotto
Ottenere risultati positivi in una successione di eventi, come chi vince molte partite consecutive. Deriva dal gioco del biliardo detto "all'italiana" ove "fare filotto" è rappresentato dall'abbattimento di una fila di birilli nella loro tipica disposizione a croce, il ché dona a chi lo effettua, secondo criteri precisi, un buon punteggio.
  • Fare il fenomeno
"Phainómenon",in greco antico è il participio passato del verbo "pháinomai", che significa "io appaio". Chi "fa il fenomeno", si comporta in modo da mettersi in evidenza agli occhi degli altri.
Scappare.
  • Fare le scarpe
  • Fare le veci
Sostituire. Ad esempio i tutori sostituiscono i genitori, facendone le veci.
  • Fare lo gnorri, fare il nesci, fare l'indiano
Far finta di non capire o di non sentire.
  • Fare pelo e contropelo
Torchiare.
  • Fare quadrato
Disporsi tutti insieme in difesa della propria posizione comune. È mutuato dal gergo militare quando, per affrontare un nemico che attacca su più fronti, le fanterie si dispongono in formazione a quadrato, coprendosi vicendevolmente le spalle.
  • Fare quattro salti
Andare a ballare.
Esprimere ignoranza di un fatto, di un avvenimento.
  • Far fronte (comune)
Affrontare (insieme e compatti) le difficoltà. Mutuato dal gergo militare in cui i soldati si disponevano in una o più file compatti formando un fronte.
  • Far fuori
Espressione della lingua parlata che può essere usata con due significati: "far fuori un nemico", significa uccidere qualcuno; può però assumere anche un significato metaforico, se riferito ad esempio ad una persona che aspira ad una carica prestigiosa e, avendo un rivale che gli contende il posto, riesce ad eliminarne la concorrenza, con sistemi non necessariamente corretti.
  • Far ridere i polli
Comportarsi in modo ridicolo, suscitando l'ilarità generale.
  • Farla finita
Significa suicidarsi oppure smettere in modo definitivo un'attività o una relazione.
  • Farla franca
Scappare senza essere riconosciuto.
  • Farla pagare (cara)
Espressione che significa "vendicarsi". Es:Gliela farò pagare (cara).
  • Farsene una ragione
Rassegnarsi.
  • Farsi in quattro
Impegnarsi, moltiplicando le proprie forze, per un obiettivo o una persona.
  • Far vedere i sorci verdi
Locuzione entrata nell'uso in seguito alle vittorie di una squadriglia aerea, i "Sorci Verdi", famosa per le imprese nel 1937 e 1938. Entrata nell'uso comune con il senso di stravincere.
  • Far venire i nervi
Innervosire una persona.
  • Fasciarsi la testa prima di essersela rotta
Considerarsi sconfitti prima ancora di affrontare un problema, mostrando quindi un atteggiamento eccessivamente apprensivo.
  • Fatti non foste a viver come bruti
Citazione dal ventiseiesimo Canto dell'Inferno di Dante Alighieri. Nella bolgia dei consiglieri fraudolenti, Ulisse racconta a Dante di avere incoraggiato i suoi compagni a un viaggio nell'oceano sconosciuto, pronunciando un piccolo discorso (orazion picciola):
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza
L'espressione è divenuta proverbiale: gli uomini, secondo Dante, non sono stati creati da Dio per "vivere come bruti", ma per acquisire "virtù" e "conoscenza".
  • Fatti più in là: Spostati un poco.
  • Febbre del sabato sera
La passione di chi va in giro per locali, in particolare modo discoteche; dall'omonimo film il cui protagonista (John Travolta) è un assiduo frequentatore di sale da ballo.
  • Fermate il mondo voglio scendere
  • Figli della schifosa
  • (E noi chi siamo, i) figli della serva (?)
In Toscana esiste anche una variante essere figliol dell'Emma, di origine incerta.
  • Figlio di buona donna
  • Figlio di N.N.
Figlio di nessuno: è l'espressione burocratica con cui viene registrato all'anagrafe un orfano. Viene utilizzato anche come eufemismo, per offendere qualcuno mettendo in dubbio la moralità dei suoi genitori.
  • Figli(u)ol prodigo
L'espressione è derivata dalla Parabola del figlio prodigo, narrata da Gesù e riportata nel Vangelo secondo Luca (15,11-32). Il figliol prodigo è il più giovane di due figli, che si fa consegnare la sua parte di eredità e la dilapida rapidamente, riducendosi in breve tempo a fare il guardiano di porci. Ravvedutosi, decide di tornare dal padre, che lo accoglie con gioia, festeggiandolo con un vitello grasso.
Il significato evangelico della parabola è chiaro, e denunciato esplicitamente dallo stesso Gesù nel versetto precedente: "C'è gioia davanti agli angeli di Dio per un peccatore che si converte". Oggi si usa spesso l'espressione figliol prodigo (anche con tono bonario e in senso parodico) per descrivere una persona che torna sui suoi passi dopo un sincero pentimento.
  • Finire sul lastrico
  • Fischiare le orecchie
Lo si dice quando si ha la sensazione che qualcuno parli male di noi.
  • Fiuto per gli affari
L'abilità istintiva di saper cogliere le occasioni per fare affari.
  • Forse non tutti sanno che
Citazione dal nome di una celebre rubrica del settimanale enigmistico la Settimana Enigmistica, che segnala fatti poco noti (scoperte scientifiche, aneddoti storici, curiosità, etc.). Nel parlato l'espressione viene usata per introdurre un argomento di cui si vuole sottolineare l'originalità o la novità.
  • Fortissimamente volli
  • Frutto del peccato
Per la morale cattolica, il figlio avuto da una relazione extraconiugale era considerato un frutto del peccato.
  • Frutto proibito
Per antonomasia è la mela che Eva coglie dall'albero. Si estende alla persona o all'oggetto che porta alla perdizione chi lo desidera.
  • Fuoco di paglia
Evento improvviso e sconvolgente che però ha durata molto breve. La paglia incendiata sviluppa subito fiamme molto alte, ma si esaurisce in breve tempo.
  • Fuori dal seminato
Al di fuori di un argomento definito, fuori tema. Vedi anche Uscire dal seminato.
  • Fuori di testa
Essere ubriaco o pazzo a tal punto da non ragionare.
  • Fuori di melone
Essere ubriaco o pazzo a tal punto da non ragionare, il melone rappresenta in questo caso la testa, la scatola cranica.
Un gruppo costituito da individui che si considerano astuti e potenti, ma che non riescono a dissimulare la loro grettezza provinciale.
  • Fu vera gloria?
Vedi Ai posteri l'ardua sentenza.

G [modifica]

L'atteggiamento di chi si dà a una fuga precipitosa.
  • Garantito al limone
Un tempo assai diffuso ma ormai desueto, deriva da un vecchio spot pubblicitario di un detersivo per piatti.
  • Gatta ci cova
Dietro l'apparente tranquillità, qualcosa sta succedendo.
  • Gatta da pelare
Un lavoro noioso e difficile.
  • Gatta morta
  • Gatto di marmo
  • Gelare il sangue nelle vene
Provocare improvviso terrore.
  • Gettare acqua sul fuoco
Chi getta acqua sul fuoco, lo fa per tentare di spegnerlo.
Allo stesso modo, usando la frase come metafora, si intende dire che qualcuno sta cercando di placare una lite o di porre rimedio ad una situazione imbarazzante.
  • Gettare benzina sul fuoco
È una versione più recente della locuzione tradizionale gettare (o versare) l'olio sul fuoco, e ha ormai quasi soppiantato la frase originale. Il senso della metafora è chiaro: chi "getta benzina", lungi dall'essere interessato a placare un litigio o una polemica, ha invece intenzione di ravvivarlo. Altre varianti: aggiungere legna al fuoco e soffiare sul fuoco.
  • Gettare fango su
Screditare, parlar male di qualcuno, qualche cosa.
  • Gettare il bambino con l'acqua sporca
L'espressione proverbiale stigmatizza l'atteggiamento di chi, comportandosi avventatamente, perde qualcosa di prezioso che doveva conservare: al modo di un'ipotetica madre che distrattamente gettasse via il bambino insieme all'acqua adoperata per lavarlo.
  • Gettare la spugna
Arrendersi. Deriva dal gergo del pugilato quando per arrendersi all'avversario si gettava simbolicamente la spugna usata dai "secondi" per lavare le ferite del combattimento (oggi si usa gettare sul ring un asciugamano).
Si usa fare questo tipo di affermazione, per dare prova del fatto che ciò che si sta per dire è la pura verità, tanto da mettere a rischio la decapitazione dei nostri figli; questo dovrebbe dare prova a chi ascolta della sincerità di chi giura.
  • Gli anni verdi
  • Gola profonda
In origine l'espressione inglese "Deep Throat" era il titolo di un film, il primo mediometraggio di genere pornografico, realizzato nel 1972 da Gerard Damiano.
Il termine assume un significato completamente diverso nell'estate 1972, con lo scoppio dello scandalo Watergate: "Gola Profonda" (Deep Throat) era infatti il nome in codice usato dai cronisti del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward per indicare una loro fonte, la cui identità sarebbe stata rivelata solo nel 2005 (si trattava di William Mark Felt, numero due dell'FBI).
Da allora il termine Gola Profonda contraddistingue per antonomasia tutte le fonti che i giornalisti decidono di non divulgare e, in generale, le persone che "parlano troppo".
  • Grande vecchio
  • Grande fratello
La complessa storia di questa espressione nasce con la traduzione italiana del romanzo 1984, di George Orwell (1948), ambientato in un futuro totalitario in cui il Big Brother, "Grande Fratello" (caricatura dei dittatori europei del Novecento), è leader incontrastato di un regime basato sul controllo delle coscienze.
Uno degli slogan più celebri del romanzo è "Il grande fratello ti guarda": in effetti il romanzo prevedeva la futura diffusione capillare dei televisori, non soltanto come strumento di intrattenimento, ma anche di controllo: i televisori di 1984 funzionano anche come telecamere che spiano i "cittadini" e non possono mai essere spente. In realtà la traduzione effettiva del vocabolo contenuto nel libro sarebbe "Fratello Maggiore".
Negli anni successivi l'espressione Grande Fratello diventa così sinonimo di "società del controllo": sinistra prefigurazione di un potere che è in grado di usare la tecnologia per penetrare nella privacy dei cittadini.
Alla fine degli anni novanta, l'espressione Big Brother dà nome a un format televisivo rivoluzionario: il reality show. In pratica, si tratta di una diretta tv non stop di un ambiente chiuso dove un gruppo di persone non può sottrarsi all'occhio del "Grande Fratello", cioè della videocamera. Il format televisivo debutta in Italia nel 2001, ed è subito un grande successo.
Oggi l'espressione viene spesso usata per alludere al reality show, e di conseguenza ha perso parte del significato originario.
  • Grilli per la testa
Relativamente a idee e pensieri di qualcuno, idee poco chiare e limpide e tali da rendere inaffidabile la persona che se ne faccia portatore.
  • Grillo parlante
È il personaggio de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, che cerca di richiamare il protagonista sulla retta via (in psicologia può essere considerato come un'originale rappresentazione del super ego). Per la sua insistenza, il grillo risulta poco simpatico sia al protagonista che ai lettori. Nell'italiano colloquiale e giornalistico il "grillo parlante" è un personaggio che insiste a raccontare le verità più spiacevoli.
  • Groviglio di vipere
  • Gusto pieno della vita
Espressione entrata nell'italiano colloquiale da uno spot pubblicitario degli anni ottanta, reclamizzante un amaro alle erbe.
Posted by 비회원
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