06/04/2008 19:36:00 ASSALTO ALLA TORCIA OLIMPICA, LA PROTESTA PER IL TIBET INFIAMMA LONDRA Tentativi di spegnere la fiaccola e tafferugli in tutta la città: 30 persone sono state arrestate



C'è chi ha cercato di strapparla dalle mani del tedoforo, chi ha provato a spegnere la fiamma con un estintore, e alla fine quella di Londra si è rivelata la tappa più tormentata, finora, del viaggio della torcia olimpica. Circa 2mila poliziotti sorvegliavano la staffetta della fiaccola dallo stadio di Wembley a Greenwich. Uomini di Scotland Yard hanno scortato i tedofori a piedi, in bicicletta e a cavallo, costretti a far fronte a continui tentativi di bloccare la marcia della fiaccola olimpica. L'ambasciatore cinese è stata costretta a cambiare piani per dribblare le contestazioni. Nella capitale inglese ha tenuto banco la protesta dei filo-tibetani. Iniziative contro la repressione cinese in Tibet si sono contate in diverse zone della città. Scontri tra polizia e i manifestanti si sono verificati fuori dallo stadio di Wembley, da dove la torcia è partita. Un dimostrante, poi, ha cercato di strappare dalle mani del tedoforo la fiaccola e di spegnerla: è stato atterrato e arrestato dal cordone di agenti che hanno accompagnato la torcia olimpica lungo tutto il percorso. Qualcuno ha provato a superare il cordone della sicurezza con un estintore, ma non c'è stato nulla da fare. Altri tafferugli tra poliziotti e maniefstanti, poi, ci sono stati nella zona di Trafalgar Square, nel centro di Londra. A fine giornata si contano circa trenta persone arrestate.

누군가 올림픽 성화 봉송주자으로부터 횃불을 빼앗으려고 하였다. 그는 소화기로 봉화를 끄려고 시도하였다. 런던 시내에서 봉송행사가 지금까지 올림픽 성화 봉송 구간중에서 가장 수난을 받는 곳으로 드러났다.

약 2천명의 경찰들이 웸블리 경기장으로부터 이어달리기로 전해져서 그린위치에 이르는 전 구간에 배치되어야만 하였다. 스코틀랜드 야드(Yard)의 봉송주자 그룹은 도중에 이어진 성화 행진을 막기위해 맞서기위해 걷거나, 자전거를 타거나, 말을 타면서 봉화를 옮길 수 밖에 없었다.

중국 대사관은 저항을 조절하기 위해서 원래 계획을 수정할수 밖에 없었는데, 영국 수도에서 친티베트 시위는 공식적으로 허용되지 않았지만 경찰과 시위대는 웸블리 경기장 밖에서 충돌이 벌어지고 말았다. 이곳으로부터 성화가 출발하였는데 한 시위자가 봉송주자의 횃불을 손에서 빼앗아 불을 끄려하였다. 그는 전 구간을 호위하던 경찰대에 의해서 바로 저지되면서 체포되었다 .한편, 다른 한 사람은 경찰이 쳐 놓은 안전선을 소화기를 가지고 찢고 들어왔다. 이때는 경찰도 어떻게 할 수 있는 방법이 없었는데 왜냐하면 다른 시위대와 경찰들간의 몸싸움이 벌어지고 있었기 때문이다. 이후 런던의 중심부에 위치한 트라팔카 공원 주변에서 벌어진 시위로 그날 저녁에 약 서른 명의 시위자가 체포되었다.
Posted by Ginani

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Pechino | 20 marzo 2008
Tibet, polizia spara sui manifestanti per "legittima difesa": 4 feriti
Per la prima volta dall'inizio della crisi in Tibet Pechino ha dato notizia che le sue forze di sicurezza domenica hanno aperto il fuoco su una folla di rivoltosi, ferendo quattro persone.

Teatro dell'episodio di "legittima difesa", scrive l'agenzia ufficiale Xinhua, è stata la provincia sudoccdentale dello Sichuan, al confine con il Tibet. Il bilancio ufficiale complessivo è ancora fermo a 13 "civili innocenti" che hanno - per cause vaghe e imprecisate - perso la vita negli scontri della settimana scorsa a Lhasa. L'opposizione tibetana ha denunciato almeno 80 morti, anche se si teme che il conto finale delle vittime sia molto più alto.

L'agenzia ufficiale di Pechino, Nuova Cina, che aveva parlato di quattro morti, ha poi corretto la precedente versione, affermando che ci tra i dimostranti ci sono stati quattro feriti.

Critiche cinesi all'appello del Papa alla tolleranza
Pechino stringe la morsa sul Tibet in rivolta e respinge l'appello del Papa "al dialogo e alla tolleranza". Perché si dialoghi "il Dalai Lama deve rinunciare alla sua posizione sull'indipendenza del Tibet, fermare le attività separatiste e riconoscere che il Tibet è parte della Cina e che quello della Repubblica popolare e' l'unico governo legittimo di tutta la Cina", ha avvertito il portavoce del ministero degli Esteri, Qin Gang.

Quanto alla tolleranza, il portavoce cinese ha affermato che questa "non può esistere per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge".

Arrestati 24 manifestanti
Le autorità cinesi hanno dato notizia dell'arresto di 24 manifestanti che avevano partecipato alle proteste dei giorni scorsi a Lhasa, e hanno rafforzato le misure di sicurezza in Tibet e nelle province limitrofe, In particolare nelle tre, Gantzu, Sichuan e Qinghai, dove ormai da giorni sono dilagate le proteste dei tibetani.

Dalai Lama: pronto a incontrare le autorità cinesi
Dal suo esilio di Dharamsala, intanto, il Dalai Lama si dice pronto a incontrare le autorità cinesi per porre fine all'ondata di violenze. "Ci sono molte vittime", ha detto, "non sappiamo il numero esatto: alcuni dicono sei, altri 100". Il Dalai Lama ha ribadito di essere pronto a incontrare il presidente cinese Hu Jintao se riceverà "segnali concreti" di disponibilità, anche se ha ammesso che il momento potrebbe essere "poco pratico". "Ma se sarà possibile ne sarò felice magari dopo la crisi, tra qualche settimana o tra qualche mese".

Aumenta l'assedio militare
Di sicuro, la Cina ha intensificato l'assedio militare: centinaia di camion e migliaia di soldati in assetto di guerra stanno affluendo nella regione himalayana. Georg Blume, uno degli ultimi giornalisti stranieri ad essere espulso, ha detto che a Lhasa la "polizia è ovunque"; e ha raccontato di aver visto, prima di lasciare la capitale tibetana, un convoglio con almeno 200 camion, ognuno con 30 soldati a bordo, e quindi un totla edi 6mila. Non solo.
Secondo un reporter della Bbc che si trova nella zona al confine, più di 100 veicoli si stanno dirigendo verso il Tibet attraverso i valichi montuosi della Cina occidentale.

Bush sarà ai Giochi
La repressione in Tibet disordini in Tibet non dissuadera' il presidente Usa George W. Bush dal presenziare ai Giochi Olimpici in Cina. Lo ha reso noto la Casa Bianca. Intanto, pero', il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha chiamato il collega di Pechino, Yang Jiechi, esortandolo alla "moderazione" e ad aprire il dialogo con il Dalai Lama. L'Italia ha espresso "preoccupazione" per l'ulteriore giro di vite in Tibet e con il sottosegretario agli Esteri, Gianni Vernetti, ha avvertito Pechino che una soluzione militare nella provincia "rischia di provocare un grave vulnus nei rapporti con la comunita' internazionale".
Posted by 비회원

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» 2008-03-14 20:42
TIBET, SANGUE E VIOLENZA A LHASA IN RIVOLTA

(di Beniamino Natale).

 
 
라사가 불타고 있다.

Lhasa è in fiamme. La polizia militare, intervenuta in forze per mettere a tacere le proteste ha sparato sui manifestanti, monaci e laici tibetani, ferendone un numero imprecisato. Secondo l'emittente Radio Free Asia "almeno due persone" (una ragazza di 16 anni e un monaco) sono rimaste uccise. Testimoni hanno detto all'Ansa di aver visto persone in borghese su delle automobili sparare sulla folla, e hanno descritto strade "piene di sangue".

La stessa agenzia Nuova Cina - ma solo nella sua edizione in inglese - ha confermato che "ci sono dei feriti, che sono stati ricoverati in ospedale" dopo che testimoni avevano riferito di aver udito numerosi colpi di arma da fuoco. Le proteste sono iniziate intorno alle dieci locali della mattina, quando centinaia di monaci del piccolo monastero di Ramoche, nel centro di Lhasa e non lontano dal Barkor, la passeggiata sacra che gira intorno al tempio di Jokhang, hanno dato vita ad una manifestazione inneggiando al Dalai Lama, il loro leader spirituale che vive in esilio dal 1959. Testimoni hanno raccontato che erano presenti pochi agenti di polizia, che non sono riusciti ad impedire a numerosi civili di unirsi ai monaci. Il grosso delle forze della polizia militare - il corpo addetto al controllo dell'ordine pubblico - è arrivato intorno alle 11:30, sparando gas lacrimogeni e attaccando i manifestanti con bastoni.

Alcuni dei presenti hanno reagito e presto i disordini si sono estesi al vicino mercato di Tromisikhang, dove sono stati attaccati e dati alle fiamme negozi appartenenti ai cinesi. Le fiamme si sono presto estese ad altre parti del mercato. Le violenze sono proseguite almeno fino alle 16:30 locali, secondo testimoni. Anche due automobili della polizia militare sono state rovesciate e date alle fiamme. L'ondata di proteste, la più estesa dal 1989, quando l'allora segretario del Partito Comunista del Tibet e oggi presidente cinese Hu Jintao impose la legge marziale, è iniziata lunedì scorso, con una manifestazione nel monastero di Drepung, pochi chilometri fuori dalla città. In questa occasione ci sarebbero stati decine di arresti. Il giorno dopo sono stati i monaci di Sera, un altro monastero poco fuori dalla capitale, a dare vita ad una mafestazione di protesta nel centro di Lhasa, nei pressi del Barkor.

Lunedì 10 marzo, anniversario della rivolta anticinese del 1959 che si concluse con la fuga in India del Dalai Lama, proteste si sono verificate anche nelle aree a maggioranza tibetana delle province del Gansu e del Qinghai (la regione che i tibetani chiamano Amdo). Attivisti della Free Tibet Campiagn riferiscono che "alcuni" lama di un altro monastero, quello di Sera, sono da ieri in sciopero della fame per chiedere la liberazione dei loro compagni arrestati nei giorni scorsi. Due monaci sarebbero in gravi condizioni dopo aver tentato di suicidarsi. I monasteri di Sera, Drepung e Ganden, centro delle proteste dei giorni scorsi, sono circondati dalla polizia militare, aggiungono i testimoni. Le voci sulla dichiarazione dello stato d' emergenza, che circolano da alcune ore, non sono state confermate. Gli incidenti non potrebbero avvenire in un momento peggiore per la Cina.

Mancano 147 giorni all'apertura delle Olimpiadi di Pechino, che avrebbero dovuto segnare la "pacificazione" tra la Cina e il resto del mondo dopo il massacro di studenti del 1989 a piazza Tiananmen. Tutti i leader delle province - compresi quelli della Regione Autonoma del Tibet - sono a Pechino per partecipare all'Assemblea Nazionale del Popolo che nei prossimi giorni deve eleggere il nuovo governo. L'Unione Europea ha chiesto a Pechino di "trattenersi" nella repressione della rivolta, mentre Usa e Gb hanno sottolineato che la Cina "deve rispettare" la cultura tibetana. Dal suo esilio di Dharamsala, in India, il Dalai Lama ha chiesto alla Cina di "rinunciare all' uso della forza" e ai suoi compatrioti di ricorrere solo a proteste pacifiche. La Cina ha occupato il Tibet nel 1950. Trattative tra il Dalai Lama - che ha 72 anni ed ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1979 a riconoscimento del suo impegno per la non-violenza - ci sono state all' nizio degli anni Ottanta quando a Pechino era al potere il riformista Hu Yaobang. Dopo il fallimento di quel tentativo, i contatti sono stati interrotti fino al 2002, quando è iniziata una tornata di incontri che si è conclusa con un nulla di fatto nel 2006. Poco dopo, la propaganda cinese ha lanciato pesanti accuse al leader tibetano, tra cui quella di aver fatto assassinare almeno quattro oppositori e di essere stato un promotore della setta giapponese Aum Shirikyo, responsabile di attentati che hanno causato la morte di decine di persone.





APPELLO DALAI LAMA, PRIME FOTO DEGLI SCONTRI
Si è fatta sentire anche la voce del Dalai Lama, esiliato in India, nella giornata che ha contato le prime vittime degli scontri in corso da alcuni giorni in Tibet tra la popolazione che protesta contro l'occupazione cinese e le forze dell'ordine di Pechino. Il leader spirituale dei buddhisti tibetani e capo del governo tibetano in esilio, ha fatto "appello alle autorità cinesi, affinché smettano di usare la forza e indirizzino il risentimento a lungo covato dal popolo tibetano verso il dialogo con il popolo tibetano stesso.

Nello stesso tempo esorto i miei compatrioti tibetani a non fare ricorso alla violenza". Per il Dalai Lama, che ha affidato il duo doloroso appello ad un comunicato stampa, "queste proteste dimostrano il profondo risentimento della gente del Tibet verso l'attuale governo. Come ho sempre detto, l'unità e la stabilità ottenuti dalla violenza bruta possono al massimo essere una soluzione temporanea. E' irrealistico aspettarsi unità e stabilità sotto un simile governo e questo non contribuirà a trovare una soluzione pacifica e durevole".

Il leader tibetano, da sempre portavoce della richiesta del suo popolo di ottenere per il Tibet una piena autonomia sotto il controllo cinese (non indipendenza dal governo di Pechino, ha sempre sottolineato) non ha rilasciato altre dichiarazioni dai suoi uffici di Mc Leodgaji, il quartiere amministrativo nei pèressi di Dharamsala, a nord di New Delhi, dove ha sede il governo tibetano in esilio. In giornata hanno cominciato a circolare anche le prime fotografie degli scontri in Tibet. Sui cellulari e nelle caselle di posta elettronica di attivisti tibetani in India, sono arrivate foto scattate con i cellulari. Oltre agli incendi a Lhasa, le foto mostrano immagini di monaci che sfilano con la bandiera tibetana per le vie di Labrang, sede di uno dei più import!anti monasteri buddhisti.

Manifestanti civili, sempre a Labrang sono stati fotografati mentre protestano dinanzi ad uffici governativi, mentre altre foto mostrano la polizia cinese schierata e alcune auto bruciate. Le proteste tibetano non hanno avuto molta eco sui media indiani, che le hanno relegate in fondo ai notiziari, nonostante proprio qui si sia stabilito nel 1959 il Dalai Lama in fuga da Lhasa. La stessa polizia indiana tiene in prigione sia le 36 donne che tre giorni fa a New Delhi hanno manifestato dinanzi all'ambasciata cinese, sia un centinaio di attivisti che stanno tentando di portare avanti la 'Marcia del ritorno' in Tibet e che sono stati condannati a 14 giorni di carcere. Comunque anche la protesta e il dissenso indiani viaggiano sui cellulari e sul web. Molti gli sms che chiedono di partecipare alla campagna pro-Tibet. Nessuna protesta oggi in Nepal, altro paese dove sono migliaia gli esuli tibetani. Ma il governo di Kathmandu, accogliendo una richiesta da Pechino, ha deciso di chiudere gli accessi all'Everest in occasione del passaggio della fiaccola olimpica, dall'1 al 10 maggio.




USA, INVITA MODERAZIONE
(di Cristiano Del Riccio).

Gli Stati Uniti, che solo pochi giorni fa avevano tolto la Cina dalla 'lista nera' dei paesi che più violano i diritti umani, hanno oggi condannato le violenze in Tibet ed hanno richiamato le autorità di Pechino "al rispetto della cultura tibetana". Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha invitato a sua volta tibetani e cinesi "ad evitare scontri e violenze" e ha aggiunto di seguire "con grande attenzione" gli sviluppi della situazione. Gli incidenti nel Tibet sono divampati mentre l'ambasciatore americano a Pechino, Clark Randt, era impegnato in un colloquio con il vice-ministro degli esteri cinese Zhang Yesui. Il rappresentante Usa ha sollecitato i suoi interlocutori "a non ricorrere alla forza" per rispondere alle manifestazioni di protesta in Tibet. La Casa Bianca ha anche invitato la Cina a "rispettare la cultura tibetana e a rispettare il carattere multietnico della sua società". Il portavoce del presidente americano George W. Bush ha sottolineato oggi che l'inquilino della Casa Bianca "ha sempre detto che Pechino deve dialogare con il Dalai Lama". Il concetto è stato ribadito anche dal portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack: "E' molto import!ante, a nostro avviso, che il governo cinese apra un dialogo con il Dalai Lama.

Da tempo stiamo sollecitando Pechino in questa direzione. Nessuno ha qualcosa da guadagnare dalla violenza". Pochi giorni fa il Dipartimento di Stato, nel suo rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo, contenenti pagelle per tutti i paesi del pianeta, aveva tolto a sorpresa la Cina dalla 'lista nera' dei dieci paesi più colpevoli del mancato rispetto dei diritti di base. Nello stesso tempo il rapporto aveva però elencato una lunga serie di abusi commessi da Pechino, compresi l'arresto dei dissidenti, la tortura dei prigionieri, la repressione della libertà religiosa (veniva fatto proprio l'esempio del Tibet), il soffocamento della libertà di stampa. I gruppi per i diritti umani avevano criticato la decisione della amministrazione Bush di togliere la Cina dalla lista nera e l'avevano giudicato un 'regalo' fatto ai dirigenti di Pechino in vista della ospitalità ai giochi olimpici questa estate. Il presidente Bush ha già fatto sapere che intende recarsi a Pechno in agosto per assistere ad alcuni eventi olimpici respingendo l'idea di collegamenti con la situazione dei diritti umani: "Andrò alle Olimpiadi per assistere ad un evento sportivo", ha detto più volte.

 Ai giornalisti che chiedevano oggi se questa sia ancora la linea americana, dopo gli eventi in Tibet, il portavoce del dipartimento di stato McCormack ha ribadito che gli Stati Uniti "considerano le Olimpiadi un evento sportivo, un import!ante evento internazionale". "Abbiamo sempre consigliato ai dirigenti cinesi, sia in pubblico che in privato, di usare le Olimpiadi per presentarsi nel modo migliore alla comunità internazionale", ha aggiunto il portavoce americano. "Nel frattempo continueremo a confrontarci con i dirigenti cinesi in materia di rispetto dei diritti umani - ha spiegato McCormack - sia come principio assoluto sia affrontando casi specifici, come ha fatto il segretario di stato Condoleezza Rice nel suo ultimo colloquio con gli esponenti cinesi".




NEPAL CHIUDE EVEREST PER PASSAGGIO FIAMMA OLIMPICA
KATHMANDU - Il Nepal ha annunciato oggi che chiuderà per una decina di giorni in maggio, su richiesta della Cina, l'accesso alla cima dell'Everest quando passerà la fiamma olimpica. Ciò per impedire che l'appuntamento sportivo diventi occasione per manifestazioni a sostegno dei tibetani.
La decisione è stata presa il giorno dopo l'esplosione di violenza a Lhasa, capitale del Tibet, e mentre i tibetani in esilio in Idia a in Nepal stanno manifestando contro la "repressione cinese". "Le spedizioni di alpinisti non saranno autorizzate a lasciare il campo base nepalese dell'Everest tra il primo e il 10 maggio", ha dichiarato il ministro del Turismo nepalese, Prithvi Subba Gurung. La più alta montagna del mondo è accessibile dal Tibet, a nord, e dal Nepal, a sud. "Abbiamo ricevuto dalla Cina la richiesta che nessuno sia sulla montagna quando passerà la fiamma olimpica sull'Everest - ha spiegato il ministro nepalese - e noi non vogliamo che il Nepal venga strumentalizzato da un movimento separatista".
Posted by 비회원

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